26 e 27 Aprile – Per una primavera di mobilitazione No Base!

26 e 27 aprile - per una primavera di mobilitazione No Base! Due giornate di mobilitazione contro la guerra, contro la base, per la Pace e il disarmo!

Due giornate di mobilitazione contro la guerra, contro la base, per la Pace e il disarmo!

Solo qualche settimana fa eravamo con l’acqua alle porte, chiedendoci se un fiume di fango ci avrebbe travolti, come successo a Sesto Fiorentino, Empoli e altre aree limitrofe.

Nell’ennesima “emergenza”, non abbiamo potuto fare a meno di pensare ai 520 milioni di Euro e 140 ettari destinati ad una nuova base militare nel nostro territorio, dislocata tra il Parco Naturale di San Rossore (nell’area ex-Cisam) e Pontedera. 

A quel 1,2 miliardi di euro che il Governo Meloni investe in  infrastrutture militari in tutta Italia

Alla proposta di legge recentemente depositata alla Camera da Fratelli d’Italia per l’inserimento di una “clausola di compatibilità ambientale” per le infrastrutture militari che consente una completa deregolamentazione aggirando gli attuali vincoli ambientali.

Al piano Rearm Europe con la quale l’Unione Europea prevede lo stanziamento di  800 miliardi per il riarmo e  la guerra, finanziato in parte con il debito ed in parte con le risorse (già stanziate) del Fondo di Coesione e Sviluppo, originariamente finalizzato a contrastare le diseguaglianze sociali e territoriali.

Ai 50 miliardi, il corrispettivo di due leggi di bilancio, che l’Italia dovrà spendere nel settore militare per assecondare questa folle politica di riarmo, mentre ogni anno –  in nome di vincoli di bilancio improvvisamente evaporati – si approvano ulteriori tagli a sanità, educazione, assistenza, pensioni, ricerca, aggravando il disagio sociale e la precarietà esistenziale.

Assistiamo così ad un processo generale di militarizzazione della società in tutti i suoi gangli, che devasta, inquina, avvelena, uccide, e relega ogni reale urgenza sociale e ambientale allo stato di marginalità in nome di un’unica priorità, un’unica impellenza: la guerra.

Ma come diciamo sin dal primo giorno, le guerre non scoppiano, si preparano, occupando e militarizzando ogni segmento della società

La guerra ha bisogno di una ricerca piegata a fini militari, di una produzione bellica che sta oggi trasformando le fabbriche metalmeccaniche in fucine di morte.

Una guerra globale che ha bisogno di arruolare tra le proprie fila il mondo della formazione e della stampa, per  irretire l’opinione pubblica  sulla  sensatezza della follia bellicista , con narrazioni subdole e faziose.

Una guerra che per macinare corpi e territori ha bisogno di rendere l’emergenza e la paura la nostra nuova normalità, di fare dello stato di eccezionalità delle norme un regime ordinario di governo. 

Una guerra ha bisogno di infrastrutture militari come il progetto della nuova base che è epicentro nevralgico in questa strategia. Per questo ci battiamo da 3 anni contro la sua realizzazione tanto a Pisa quanto a Pontedera, e siamo pronti a batterci affinché questo progetto venga cancellato definitivamente e non dislocato in altri luoghi. Desecretare, disertare, disarmare e sabotare la guerra sono le azioni che quotidianamente stiamo portando avanti a partire dal nostro territorio.

In questi anni abbiamo lavorato sull’economia di guerra con una campagna dal nome 520milioni per…, costruito laboratori nelle scuole, rivendicato il diritto di sapere quello che succede nel nostro territorio, volutamente nascosto da tutte le  istituzioni locali, regionali e nazionali, immaginando altri modelli di relazione coi territori, ragionando intorno a nuove narrazioni, parole d’ordine e pratiche in grado di disarticolare la guerra.

Oggi siamo convinte più che mai della necessità di rilanciare un nuovo momento di mobilitazione per ribadire che non  siamo arruolabili, che abbiamo delle urgenze da affrontare che non si possono in alcun modo risolvere con i fucili, che non siamo disposte a lasciare un solo centimetro della nostra terra per la guerra. La pace si prepara partendo dal disarmo generale e dalla demilitarizzazione dei territori e non dal riarmo globale.

La guerra è un meccanismo imponente e apparentemente indistruttibile, ma in realtà molto fragile perché dipende da tanti piccoli anelli e dal loro asservimento. Quando uno solo di questi decide di sottrarsi alla guerra, l’ingranaggio si inceppa.

Per questo il 26 aprile chiamiamo tutte e tutti a scendere in strada per opporci alla guerra e alla sua propaganda, a partire dall’obiettivo di impedire la realizzazione della nuova base militare.

Saremo ai cancelli davanti al Cisam per chiedere conto di che cosa realmente sta avvenendo dietro quelle reti e  e chiedere che tutte le risorse europee e nazioanli che si intendono investire per il riarmo e le nuove infrastrutture belliche siano destinate per le spese sociali e per una giusta transizione ecologica.